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La classificazione degli Stati
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LA CLASSIFICAZIONE DEGLI STATI

LA CLASSIFICAZIONE DEGLI STATI

                                                                                                                           

           


13.1  Presentazione - 13.2  Distinzione degli Stati a seconda dello status giuridico attribuito ai cittadini - 13.3  Distinzione degli Stati a seconda della forma di Governo - 13.4  Distinzione degli Stati a seconda della struttura - Le Unioni - 13.5  Distinzione degli Stati a seconda del tipo di economia - 13.6  Distinzione degli Stati a seconda della collocazione internazionale

 

13.1 - Presentazione

E' possibile fare numerose distinzioni fra Stati, variabili a seconda delle caratteristiche che è dato cogliere in questa complessa organizzazione.

Questi connotati possono riguardare il diverso status giuridico attribuito ai cittadini, la forma di Governo attuata nello Stato, la diversa struttura risultante dalla fusione dei suoi tre elementi costitutivi, il diverso assetto dato all'economia, la collocazione internazionale. Cominciamo dalla prima distinzione.

13.2 - Distinzione degli Stati a seconda dello status giuridico attribuito ai cittadini

Dal punto di vista dello status giuridico attribuito ai cittadini (per il concetto di status giuridico, retro, 12.2) si distinguono uno Stato patrimoniale, uno Stato di polizia e uno Stato di diritto.

La concezione dello Stato patrimoniale è tramontata con il feudalesimo; secondo questa ideologia, infatti, sia il popolo che il territorio venivano considerati di proprietà del Sovrano, che poteva pertanto disporne a piacimento, né più né meno che se gli appartenessero a titolo di proprietà personale. I componenti il popolo venivano detti sudditi (voce di derivazione latina che significa sottomessi), ciò che ben riassumeva la loro condizione di soggezione incondizionata al Sovrano.

Un passo avanti viene fatto con l'avvento dello Stato di polizia (concezione, questa, che sarebbe stata spazzata via dalla rivoluzione francese), nel quale il Re esercitava i suoi poteri non, come nello Stato patrimoniale, al solo scopo di realizzare gli interessi propri e della sua corte, ma nell'interesse del popolo, al quale peraltro non veniva riconosciuta possibilità alcuna di partecipare alla vita politica dello Stato: era il Monarca, quindi, che si considerava investito del compito di scegliere per il popolo, senza che questo potesse provvedervi attraverso suoi rappresentanti. Anche nello Stato di polizia si parlava di sudditi, sia pure in condizioni meno precarie di quelle che caratterizzavano i sudditi dello Stato patrimoniale: ad essi, infatti, venivano riconosciuti alcuni diritti pubblici, ma non quelli politici.

Doveva scoppiare la rivoluzione francese perché nascesse, da questo storico evento, la matrice degli Stati moderni: lo Stato di diritto. Secondo questa concezione il popolo prende parte attiva alla gestione del potere, attraverso rappresentanti liberamente scelti mediante elezioni; nello Stato di diritto, inoltre, vengono riconosciuti al cittadino diritti politici, diritti civici e il diritto di libertà civile (per questi concetti, retro, 4.2), e lo Stato è tenuto a osservare le leggi non meno dei cittadini, cui viene data anche la possibilità di agire nei suoi confronti qualora dovesse ledere un loro diritto o un loro interesse (ne tratteremo nel cap. 34 a proposito della giustizia amministrativa).

Nello Stato di diritto il suddito ha ceduto in passo al cittadino, non più oggetto o spettatore passivo dei destini dello Stato (come avveniva, rispettivamente, nello Stato patrimoniale e nello Stato di polizia), ma cellula attiva e vitale del tessuto popolare in cui è inserito.

13.3 - Distinzione degli Stati a seconda della forma di Governo

Per forma di Governo s'intende il diverso assetto, la diversa struttura nella quale viene calata la sovranità dello Stato; in altri termini, la sovranità può assumere contenuti, e quindi caratteristiche diverse, a seconda delle Istituzioni attraverso le quali è chiamata ad esprimersi. Sotto questo profilo si distinguono uno Stato monarchico e uno Stato repubblicano, uno Stato assoluto e uno Stato costituzionale, uno Stato autoritario e uno Stato democratico.

La Monarchia è una forma di Governo caratterizzata dalla presenza, fra gli altri, di un organo, il Re, i cui poteri, a differenza di quanto avviene nella Repubblica, non derivano da una investitura, diretta o indiretta, da parte del popolo, ma trovano la loro origine nello stesso Monarca, in base a un criterio variabile a seconda dei casi: diritto divino, ereditarietà, tradizione ecc. (si ricordi quanto detto in 12.4 a proposito delle concezioni teocratica e legittimista).

Si distinguono fra l'altro una Monarchia assoluta e una Monarchia costituzionale. Nella Monarchia assoluta la sovranità è concentrata nelle mani del Re, mentre nella Monarchia costituzionale è distribuita fra diversi organi (gli organi costituzionali), uno dei quali è appunto il Re: è quanto accade, per esempio, in Gran Bretagna.

La Repubblica, a sua volta, è una forma di Governo caratterizzata dalla presenza, fra gli altri, di un organo, il Presidente della Repubblica, i cui poteri, a differenza di quanto visto per la Monarchia, non trovano la loro origine nella persona che li esercita, ma derivano, direttamente o indirettamente, dal popolo.

La Repubblica può essere parlamentare, presidenziale e direttoriale.

Nella Repubblica parlamentare il Presidente della Repubblica è organo diverso dal Capo del Governo e i ministri rispondono del loro operato al Parlamento; quest'organo, quindi, oltre alla funzione legislativa, esercita anche un controllo politico sull'azione del Governo, che per poter operare deve godere della sua fiducia: è il caso, per esempio, dell'Italia.

Nella Repubblica presidenziale il Presidente della Repubblica è anche Capo del Governo e i ministri rispondono a lui del loro operato, con il Parlamento che limita il suo ruolo all'espletamento della funzione legislativa: ne costituiscono un esempio gli Stati Uniti.

Nella Repubblica direttoriale, infine, al vertice dell'organizzazione c'è un'assemblea eletta dal popolo, nel cui ambito vengono eletti i ministri: ne costituisce un esempio la Svizzera, dove le funzioni di Capo dello Stato sono assolte dal Presidente del Consiglio Federale, i cui membri fungono da ministri.

Passando alla distinzione fra Stato costituzionale e Stato assoluto, s'intende per Stato costituzionale quello in cui la sovranità viene esercitata da più organi (gli organi costituzionali) e non, come avviene nello Stato assoluto, da un solo organo. Da questa differenza deriva che nello Stato costituzionale le funzioni attraverso le quali si esprime la sovranità vengono espletate da organi diversi, parlandosi pertanto di organi legislativi, amministrativi e giurisdizionali (torneremo sull'argomento nel cap. 16).

Per quanto riguarda l'ultima distinzione, per Stato democratico s'intende quello nel quale la sovranità viene gestita dal popolo attraverso rappresentanti liberamente scelti; si parla a questo proposito di democrazia rappresentativa, o, il che è lo stesso, di Stato rappresentativo. In alcune occasioni, comunque -e si parla allora di democrazia diretta-, il popolo decide in prima persona: come quando viene chiamato ad esprimersi attraverso il referendum (v. 15.3 e 15.4).

Da questa, che è la democrazia per così dire tradizionale, va tenuta distinta la democrazia popolare. La democrazia popolare tende a realizzare quella che nelle teorie marxiste-leniniste viene chiamata dittatura del proletariato, ossia l'effettivo esercizio del potere da parte delle masse e non, come nella democrazia tradizionale, lo sfruttamento delle classi lavoratrici ad opera di coloro (capitalisti) che detengono il potere economico. In questo tipo di organizzazione vi è un solo partito (il compito dell'elettore si limita quindi alla scelta dei candidati), cui solo spetta la direzione del Paese: ne costituiva un esempio l'Unione Sovietica prima che dalla sue ceneri nascesse la Comunità degli Stati indipendenti.

Lo Stato autoritario è invece caratterizzato dal fatto che in esso lo spazio riservato ai cittadini è alquanto più ristretto di quanto non avvenga nello Stato democratico, con il Governo che esercita, nei confronti degli altri organi costituzionali, una supremazia più o meno accentuata.

Gli Stati moderni, e con questa espressione s'intende alludere alla quasi totalità degli Stati presenti sulla scena internazionale, si caratterizzano per il fatto di essere costituzionali, di diritto e rappresentativi.

13.4 - Distinzione degli Stati a seconda della struttura - Le Unioni

A seconda della struttura risultante dalla combinazione dei suoi elementi costitutivi, si distinguono Stati unitari e Stati composti.

S'intende per Stato unitario quello formato da un solo popolo, un solo territorio e una sola sovranità: è il caso della quasi totalità degli Stati.

Per Stato composto s'intende invece uno Stato risultante dalla fusione di più Stati, vale a dire di più territori, più popoli e più sovranità. Un'applicazione di questo concetto è costituita dallo Stato federale, intendendosi per esso uno Stato caratterizzato dal fatto di essere formato da più Stati, ognuno dotato di autonomia legislativa e amministrativa in determinati settori, mentre in altri, quali ad esempio i rapporti internazionali, la competenza è riservata a un'entità che li sovrasta, appunto lo Stato federale, le cui decisioni investono tutti gli Stati che lo compongono: lo Stato federale viene quindi ad essere una sorta di super-Stato. Fra gli esempi più rappresentativi di Stato federale vanno annoverati gli Stati Uniti, il Brasile e la Svizzera.

Con lo Stato federale non vanno confuse le Unioni di Stati: mentre, infatti, con lo Stato federale siamo in presenza di una struttura avente le caratteristiche tipiche dello Stato, nell'Unione di Stati questa circostanza fa difetto; in altri termini, mentre nello Stato federale gli Stati che lo compongono rinunciano a una parte della propria sovranità in favore dello Stato federale, nell'Unione di Stati gli Stati che le danno vita conservano integra la rispettiva sovranità nei rapporti internazionali.

Nell'ambito delle Unioni di Stati si distinguono ulteriormente Unioni reali, Unioni personali e Confederazioni di Stati.

Si ha Unione reale (o meglio si aveva, visto che al giorno d'oggi non è dato trovarne) quando due o più Stati decidono, in base a un trattato, di avere uno o più organi costituzionali comuni, fra cui il Capo dello Stato.

Si ha invece Unione personale (neppure di questa figura si trovano attualmente applicazioni) quando due o più Stati, in seguito a vicende dinastiche o matrimoniali (non, quindi, in base a un trattato), si trovano ad avere lo stesso Capo dello Stato: generalmente il Re.

Quanto alla Confederazione di Stati (attualmente mancano casi anche di questo tipo di organizzazione), essa si realizza quando due o più Stati decidono, con un trattato, di istituire uno o più organi costituzionali comuni per gestire particolari settori: per es. in materia di commercio internazionale.

La Confederazione si differenzia dall'Unione reale perché in questa, come già detto, vi era sempre, fra gli organi comuni, il Capo dello Stato (la Svizzera, nonostante venga indicata come Confederazione Elvetica, è, come abbiamo visto, uno Stato federale).

13.5 - Distinzione degli Stati a seconda del tipo di economia

L'economia rappresenta, nei vari Stati, uno dei settori ai quali i pubblici poteri devono guardare con particolare attenzione, poiché è dal suo deterioramento che potrebbero scaturire le spinte più pericolose ai fini di un possibile disgregamento delle Istituzioni.

Gli atteggiamenti che possono essere assunti a riguardo sono tre: massima libertà accordata a questo aspetto della vita associata, notevole ingerenza nelle sue strutture, e, tra i due, il sistema misto, che si avvicina, a seconda dei casi, più all'una o più all'altra delle due posizioni estreme. Questa diversa impostazione dei rapporti economici dà vita, rispettivamente, allo Stato liberista, allo Stato a economia pianificata e allo Stato a economia mista.

Lo Stato liberista limita i suoi interventi in campo economico al minimo indispensabile, ossia traccia soltanto delle linee giuridiche generali, nell'ambito delle quali gli operatori privati possono effettuare le scelte economiche che ritengono più opportune: riconoscimento della libera iniziativa e della proprietà privata sono pertanto i cardini sui quali poggia questo tipo di Stato.

Lo Stato a economia pianificata tende invece ad accentrare i mezzi della produzione, la cui gestione viene condotta all'insegna di piani rigorosamente preordinati (la cosiddetta pianificazione), mentre all'iniziativa privata non restano che trascurabili frange della vita economica.

Nello Stato a economia mista, infine, siamo in presenza di uno Stato il cui intervento è circoscritto ad alcuni settori dell'economia, più o meno numerosi e qualificati a seconda che i pubblici poteri tendano più verso l'uno o più verso l'altro dei citati modelli. Lo strumento attraverso il quale viene gestita questa politica è la programmazione, vale a dire il coordinamento delle risorse in vista di obiettivi ordinati secondo una graduatoria di priorità, coordinamento meno rigoroso e generalizzato di quello che caratterizza la pianificazione.

Va detto che Stati liberisti e Stati a economia pianificata allo stato puro non ne esistono più: quello che trova riscontro nella realtà è infatti il sistema misto; così, l'ex Unione Sovietica (oggi Comunità degli Stati indipendenti), una volta prototipo di Stato a economia pianificata, ha ammesso, sia pure con alcune limitazioni, l'iniziativa privata, e si è aperta al commercio internazionale (altra caratteristica degli Stati a economia pianificata era infatti l'autarchia. Da questo, che è il significato economico della parola autarchia, ne va distinto un altro, giuridico, che vedremo in 23.4), cioè la tendenza a produrre tutto ciò di cui si ha bisogno, senza ricorrere a scambi con gli altri Paesi); per altro verso l'Inghilterra, un tempo prototipo di Stato liberista, ha proceduto alla nazionalizzazione di alcuni importanti settori, ossia al passaggio della loro gestione dai privati allo Stato.

13.6 - Distinzione degli Stati a seconda della collocazione internazionale

S'è detto in 12.4 come uno Stato, per essere ammesso nella comunità internazionale degli Stati, necessiti del riconoscimento dei Paesi che già ne fanno parte.

Gli Stati che hanno ottenuto il riconoscimento, e che in seguito a ciò vengono a collocarsi sullo stesso piano degli Stati che vi hanno proceduto (piano giuridico, si badi, perché da altri punti di vista, per. es. quello economico e militare, gli Stati si trovano notoriamente su piani fra loro ben diversi), questi Stati, si diceva, vengono definiti sovrani appunto per metterne in luce la posizione di autonomia e di indipendenza rispetto agli altri Paesi.

Non mancano però Stati la cui posizione giuridica è, nell'ambito internazionale, alquanto più sacrificata rispetto a quella degli Stati sovrani; si parla a questo proposito di Stati semisovrani, volendo con ciò alludere al fatto che esistono Stati che, in sé, presentano tutte le prerogative per essere definiti tali, ma che nell'ambito internazionale sono presenti attraverso uno Stato sovrano che li rappresenta. Il rapporto intercorrente fra uno Stato sovrano e uno Stato semisovrano viene definito di protettorato; termine, questo, che sta appunto a indicare la protezione, la tutela esercitata dal primo Paese nei confronti del secondo (1): ne costituisce un esempio il rapporto che intercorre fra Italia e Repubblica di San Marino.

Da questo, che è il protettorato internazionale, così chiamato perché intercorre fra due Stati, ancorché uno caratterizzato da sovranità limitata, va tenuto distinto il protettorato coloniale, che intercorre fra uno Stato e un territorio abitato non avente questa fisionomia.

Il colonialismo, che si sostanzia in un vero e proprio sfruttamento della colonia a beneficio del Paese che vi esercita la sovranità, sta andando definitivamente scomparendo, nella tendenza, presso i popoli che abitano le colonie, ad acquistare l'indipendenza ergendosi a Stato.

(1) Analoghi al protettorato erano il mandato internazionale e l'amministrazione fiduciaria, conferiti rispettivamente dalla Società delle Nazioni e dall'ONU (per questi organismi v. 14.2) a quegli Stati che s'impegnavano a promuovere lo sviluppo economico e sociale dei territori affidati alla loro gestione, in vista della loro elevazione a dignità di Stato; ne costituì un esempio l'amministrazione fiduciaria della Somalia, conferita all'Italia nel 1949 e puntualmente portata a termine nel 1960, quando questa colonia italiana assurse a rango di Stato indipendente e sovrano.

 

FRA ITALIA E SAN MARINO:

- Per attraversare il confine non occorre passaporto;

- C'è trattato di estradizione;

- San Marino può coniare, attraverso la Zecca italiana e per un limite massimo che viene aggiornato periodicamente, monete metalliche che, a parte la diversità dei simboli che vi figurano impressi, hanno le stesse caratteristiche tecniche e lo stesso valore nominale di quelle italiane. Le monete sanmarinesi hanno corso legale in Italia, e le monete italiane hanno corso legale nel territorio sanmarinese. Italia e San Marino s'impegnano a reprimere e punire le eventuali falsificazioni di monete dell'altro Stato che dovessero verificarsi nel proprio territorio;

- I titoli di studio sono reciprocamente riconosciuti;

- Lo Stato italiano fornisce alla Repubblica di San Marino, a prezzi speciali, 120.000 chilogrammi all'anno di tabacchi lavorati;

- San Marino può emettere francobolli e può acquistare dallo Stato italiano fino a 15 milioni di fiammiferi all'anno senza pagare la relativa imposta di fabbricazione;

- San Marino non può aprire case da gioco.