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La riforma della RAI
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Diritto e media

LA RIFORMA DELLA RAI

 

Introduzione1. Le linee guida per la riforma della RAI1.2. Il valore pubblico2. I nuovi vertici RAI3. Il nuovo assetto societario

 

 

 

Introduzione

 

Il ministro delle comunicazioni, Paolo Gentiloni, completa la sua opera di revisione del lavoro fatto dal suo predecessore Maurizio Gasparri, mettendo mano alla riforma della Rai.

Il 2006 si era concluso con la presentazione del disegno di legge 1825, il quale rendeva più stringenti le regole anti-trust nel settore tv e riordinava il sistema delle frequenze durante la transizione alla televisione digitale terrestre.

Il 2007 si apre con la fase due: la riforma della Rai.

Mentre il Ddl 1825 seguirà un normale iter legislativo, che si dovrebbe aprire con l'audizione del ministro Gentiloni nelle commissioni cultura e trasporti entro gennaio, il confronto parlamentare sulla riforma della Rai sarà preceduto da una consultazione pubblica. Le 'Linee guida per la riforma della Rai' pubblicate dal ministro Gentiloni il 10 gennaio scorso saranno il canovaccio di questo dibattito, che coinvolgerà tutte le componenti politiche, economiche, culturali e sociali interessate.

La consultazione si chiuderà entro febbraio 2007 e dallo studio delle proposte intervenute e delle linee guida prodotte dal ministero, il governo adotterà un disegno di legge di riforma della Rai, che sarà poi sottoposto al parlamento.

 

1. Le linee guida per la riforma della Rai

 

Il progetto di riforma si pone cinque traguardi principali:

a)      la differenziazione dalla tv commerciale, attraverso la ricerca di alti standard di qualità;

b)      minore dipendenza dal finanziamento attraverso la pubblicità;

c)       maggiori investimenti nell'innovazione (fruizione delle tv attraverso più piattaforme: digitale terrestre, satellite gratuito, internet);

d)      maggiore autonomia dall'invadenza dei partiti;

e)      vertici più stabili e funzionali per poter operare scelte strategiche di lungo periodo.

Queste cinque indicazioni sono fortemente interdipendenti. La differenziazione del prodotto è infatti la stessa ragion d'essere di un servizio pubblico e giustifica il pagamento di un canone (vedi Corte costituzionale, sentenza 19-26 giugno 2002, n. 284). Il canone a sua volta può diventare lo strumento di emancipazione del servizio pubblico dalle dinamiche commerciali che hanno portato negli anni la Rai ad omologarsi alle reti commerciali nell'ambito della competizione per l'acquisizione di audience.

Il terzo punto sottolinea come la tv pubblica deve innovarsi fortemente e produrre contenuti e informazione fruibili gratuitamente su tutte le piattaforme tecnologiche oggi disponibili sul mercato.

Negli ultimi due punti viene invece affrontato il nodo della governance della Rai che deve liberarsi dall'ingerenza dei partiti. La lottizzazione oltre a condizionare l'autonomia editoriale delle testate giornalistiche ha spesso causato paralisi degli organi di governo aziendali per cause legate a crisi politiche, all'alternarsi delle maggioranze parlamentari o delle scadenze elettorali. Tutto ciò blocca lo sviluppo di strategie di lungo periodo, blocca importanti processi decisionali all'interno dell'azienda e rallenta la capacità di reazione dell'azienda al mutare delle richieste del mercato.

 

1.2. Il valore pubblico

 

Il perseguimento della qualità e la differenziazione rispetto alle tv commerciali dovrebbe diventare il principio fondante della Rai riformata.

Attualmente lo strumento che vincola la concessionaria pubblica ad una programmazione di servizio pubblico è il contratto di servizio tra Governo e Rai (art. 4, legge 206/93). Il contratto di servizio, rinnovato ogni tre anni, obbliga la Rai a dedicare un certo numero di ore all'informazione, alla cultura, ai bambini, alle minoranze, ai disabili, alla diffusione della cultura italiana all'estero, etc.

Il ministro Gentiloni giudica insufficiente questo criterio e inserisce nella sua proposta l'indice di valore pubblico. Non risulta tuttavia chiaro dalle linee guida quali organi dovranno giudicare l'indice di valore pubblico di un programma.

Le precedenti esperienze mostrano infatti che i principi e le disposizioni contenute nei contratti di servizio, pur essendo valide nei principi, mancano di adeguati controlli e sanzioni.

Oggi il ministero della comunicazioni, la commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza del servizi radiotelevisivi (istituita con legge 103 del 1975), il consiglio nazionale degli utenti (istituito presso l'Autorità per le comunicazioni con legge 249 del 1997) e la consulta di qualità della Rai hanno tutti competenze di controllo sulla programmazione, tuttavia manca un sistema di sanzioni efficace.

Ma le sanzioni non bastano. E' infatti difficile immaginare una Rai non omologata alle tv commerciali finché il 50% del finanziamento proverrà dalla pubblicità.

La durata del contratto viene adeguata alla durata degli organi di governo della Rai, che come vedremo in seguito sarà prolungata da tre a sei anni.

 

2. I nuovi vertici Rai

 

Nella proposta di Gentiloni il ruolo di azionista della Rai passa dal Governo ad una Fondazione. La privatizzazione con azionariato diffuso, mai partita, ma prevista dalla legge 'Gasparri' (legge 112/2004), viene quindi abbandonata.

Il consiglio della Fondazione è composto da sei membri. Tre in meno rispetto ai nove previsti per il consiglio d'amministrazione voluto dalla legge 'Gasparri'.

Cambiano anche i meccanismi di nomina. Con l'intento di neutralizzare l'ingerenza dei numerosi partiti presenti in parlamento, i consiglieri dovrebbero essere eletti a maggioranza qualificata delle camere in seduta comune, come per i giudici costituzionali. Il potere di controllo sulla Rai quindi passa nuovamente nell'alveo parlamentare come auspicato dalla sentenza della corte costituzionale 225 del 1974.

Il mandato del Consiglio passa da tre a sei anni, in modo tale da non far coincidere le scadenze elettorali con la designazione dei vertici aziendali e al fine di dare maggiore stabilità per l'attuazione di strategie di lungo periodo.

Il meccanismo di nomina degli organi di governo della Rai cambierebbe così per l'ennesima volta in circa trent'anni, dopo aver avuto un cammino travagliato, con l'alternarsi di diverse leggi: la 103 del 1975, la 10 del 1985, la 223 del 1990 (Mammì), la 206 del 1993 e la 112 del 2004 (Gasparri).

 

3. Il nuovo assetto societario

 

La finalità di autonomia dalla fonte di finanziamento della pubblicità si dovrebbe gradualmente concretizzare attraverso la creazione di tre distinte società: una società che gestisce gli impianti di rete; una società a prevalente finanziamento pubblico; e una società finanziata solo dalla pubblicità.

La società a prevalente finanziamento pubblico, nella bozza di Gentiloni, dovrebbe gradualmente ridurre gli introiti e gli spazi pubblicitari su due reti generaliste. Parallelamente dovrebbero essere previste delle disposizioni finalizzate a combattere l'evasione fiscale del canone e a garantire entrate certe, fissate dal Governo ogni tre anni.

 

 

Link:

-- Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: www.agcom.it

-- Corte costituzionale (per la ricerca delle sentenze): www.cortecostituzionale.it

-- Disegno di legge 'Gentiloni' 1825: www.camera.it/_dati/leg15/lavori/stampati/pdf/15PDL0015630.pdf

-- Ricerca leggi e disegni di legge: www.camera.it    o   www.senato.it

-- Ministero delle comunicazioni: www.comunicazioni.it

-- Dati sulle concentrazioni nel mercato televisivo: www.agcom.it/provv/d_136_05_CONS.htm#0211a

-- Auditel, sistema rilevamento ascolto televisivo: www.auditel.it

-- Rai: www.rai.it

 

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